Colloqui Conoscitivi

Piccoli espedienti

4 luglio 2019

Ero ancor adolescente e nella scuola che frequentavo c'era uno scantinato nel quale venivano custoditi degli effetti personali di qualcuno. Non dato sapersi cosa ci facessero degli oggetti personali nella cantina di una scuola pubblica, sono le meraviglie del settore pubblico italiano.
Quello scantinato era vittima di diversi atti vandalici da parte degli studenti, naturale fine di tutto ci che viene lasciato incustodito ed in bala di branchi di adolescenti. Una volta in quello scantinato mi ci intrufolai anch'io e vi trovai una scatola piena di antiche fotografie impresse su vetro. Pensai di portarle via con me prima che venissero anch'esse rubate o vandalizzate. In realt quel gesto da me compiuto, pi che rendere giustizia all'incivilt altrui, costituiva un vero e proprio furto.
Ma il concetto di giustizia pi labile e soggettivo di quanto la nostra societ tenda a farci credere.

Sono passati pi di 10 anni da quell'accaduto e quelle fotografie finirono nell'oblio dei cassetti di casa mia. Quando per prenotai la mia recente vacanza in Giappone mi tornarono alla mente. Ricordavo, infatti, che alcune di esse erano state scattate proprio nel paese del sol levante. Le recuperai e con pi attenzione le studiai. Una di esse arrecava la scritta 1921, erano state scattate con un modello prodotto a cavallo del '900, le foto erano prevalentemente relative a viaggi lontani, di un uomo verosimilmente molto ricco. Alcune delle fotografie erano corredate da brevi annotazioni scritte a penna, che, anche se sgrammaticate, consentivano di risalire ai luoghi in cui erano state scattate.
Tra quelle prive di descrizione riconobbi alcune localit che da adolescente non seppi individuare, ma che in anni pi recenti visitai. Riconobbi ad esempio la cupola della Chiesa del Sangue Versato e la facciata dell'Hermitage di San Pietroburgo, ultima simbolica tappa di un mio lungo viaggio e citt in cui venni derubato della mia macchina fotografica. Inoltre, per un'alquanto singolare coincidenza, le fotografie scattate in Giappone si riferivano proprio alle uniche due citt verso cui ero diretto: Tokyo e Kyoto.

Era suggestivo pensare che quelle diapositive fossero in un certo qual modo legate a tappe della mia vita e che, quelle i cui luoghi di provenienza rimanevano ancora da decifrare, non fossero altro che anticipazioni di miei futuri percorsi ed incontri. Proprio tali suggestioni mi convinsero che non avrei potuto far altro che provare, tramite quegli sgrammaticati appunti, a risalire ai luoghi esatti a cui facevano riferimento per andarli poi a cercare. Tra terremoti, guerre ed incendi dell'ultimo secolo le probabilit di ritrovarli ancora integri in quelle terre lontane erano tuttavia modeste.
Rintracciai quindi il Tempio buddhista di Zojoji a sud di Tokyo, e, con quelle lastre fotografiche alla mano, mi ci recai. Tra raggiungimenti esistenziali o materiali, gi fantasticavo su dove, in ultimo, mi avrebbe condotto quella singolare caccia al tesoro, ma la vita non un film ed in quel tempio non successe nulla di particolare.
Poi, a dire il vero, tra le foto scattate in Giappone, oltre a quelle di Tokyo e Kyoto, ce ne era anche una di Nagasaki, per l'esattezza del tempio shintoista di Suwai, del quale ritrovai sul web un'antica cartolina. Tuttavia mettersi alla ricerca di quest'ultimo sarebbe stato tentativo vano, poich, nel tempo intercorso tra lo scatto di quella foto e la mia vacanza, qualcuno, per farsi giustizia, ci ha sganciato sopra una bomba atomica:
ma il concetto di giustizia pi labile e soggettivo di quanto la nostra societ tenda a farci credere.