Colloqui Conoscitivi

Vladivostok

4 luglio 2019

Correva l'anno 2005, con la mia famiglia mi stavo recando a Bormio per la solita vacanza estiva. Decidemmo di portarci con noi la mia mountain bike opportunamente fissata sul tetto della fedele e proletaria Fiat Palio. Senonch, alla prima sosta in autogrill, parcheggiamo sotto una tettoia troppo bassa, la bici ne urt violentemente l'estremit e la sua ruota cedette di schianto. Arrivammo a Bormio indecisi se farla riparare, decidemmo comunque di provarci nonostante i tempi stretti a disposizione; ci mettemmo in cerca di un ciclista, lo trovammo ed entro un paio di giorni la bici era come nuova.

In quei giorni passeggiando notai un cartello che indicava la direzione per un certo "Passo dello Stelvio". Quel nome non mi giungeva nuovo, ma non avevo la minima idea di cosa volesse dire fare un passo in bicicletta, tantomeno lo Stelvio. Fino a quel giorno con la mia bicicletta, mi ero avventurato massimo fino in Citt Alta, che, per noi ragazzi di quartiere, era come dire "Vladivostok" (cit. OdP). Mi misi in testa di provare a salire verso quel passo e vedere fin dove sarei arrivato.

Cos il giorno seguente, montai in sella alla mia Esperia Nevada comprata per 120mila lire all'Auchan di Curno qualche anno prima. Il mio outfit era composto da una felpa della Volcom, un pantalone largo sintetico che mi si impigliava nelle corone, un paio di sneakers da skate ed un Eastpak nero con una toppa degli Shandon.
Fin dai primi kilometri il cartello che indicava i 38 tornanti mancanti alla vetta mi sbatt in faccia il fatto che forse avevo sottovalutato la cosa. Pi proseguivo e pi mi chiedevo come potesse esistere al mondo una salita cos lunga, ma, tornante dopo tornante, arrivai miracolosamente a scollinare. Una volta arrivato in vetta, saltai gi dalla bici e ordinai un pane con wurster e crauti di cui ricordo ancora il soave sapore.

Fu quello il giorno in cui di fatto scoprii il ciclismo, ne segu un progressivo invasamento verso un mondo che sarebbe poi stato presenza costante in tutti gli anni a seguire, passando per innumerevoli avventure ed incontri e culminando in progetti universali quali La Popolare Ciclistica e Bikefellas.

Ieri mi sono svegliato di mattina presto e, non riuscendo a riprendere sonno, ho deciso, un po' impulsivamente, di dare un senso a quell'insonne luned di ferie; ho preso il primo treno per Tirano e, con un outfit decisamente pi omologato e borghese, ho riaffrontato il Passo dello Stelvio.

Percorrendo quella stessa salita, mi tornato in mente quel lontano giorno in cui avevo 17 anni. Fu suggestivo pensare che, se quel giorno avessi deciso di non far riparare la ruota, non potendo quindi affrontare quell'improvvisata ascesa, non mi sarei mai innamorato di quello sport e la mia vita sarebbe stata completamente diversa. Poi beh, in realt, magari, sarebbe stata esattamente la stessa.
Ad ogni modo in quel lontano giorno, una volta arrivato in vetta, saltai gi dalla bici e ordinai un pane con wurster e crauti di cui ricordo ancora il soave sapore.
Saltai gi dalla bici, ma, idealmente, da quel giorno, di sella, come se non fossi mai sceso.